La chiesa di San Francesco

La chiesa ubicata sull’estremità del promontorio del centro storico, chiamata localmente di S. Francesco è  intitolata a S. Caterina d’Alessandria con l’annesso monastero dei conventuali dell’ordine di S. Francesco d’Assisi, chiesa san francesco 1958

sia la chiesa che il monastero furono fondate dalle monache Clarisse cappuccine nel 1438, chiamate a Vieste da due coniugi patrizi viestani,  Algrazio e sua moglie Narda, i quali vollero donare a Vieste un istituto di educazione per le fanciulle, mettendo a disposizione il loro patrimonio, con la condizione di essere assistiti durante la vecchiaia.

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pala settecentesca dell’Immacolata concezione

Nel 1480 il monastero fu attaccato e saccheggiato dai saraceni di Acmet Pascià e nel 1554 fu incenerito da Dragut,  le Clarisse abbandonarono  l’edificio. Il Re Ferrante I fece dotare il monastero di un grosso baluardo, una torre di difesa, oggi non più esistente, dietro il convento, detto  localmente “u trion” una volta facente parte delle mura di difesa della città. Sulle macerie del monastero i Francescani nel 1540 costruirono il convento, trasferendosi dal convento dell’Allegorizia in Via Marchese, anch’esso distrutto dai turchi. I frati francescani fecero vita grama e il convento sarebbe stato soppresso se la signora Don Giulia Conti e successivamente Giovanni di Cecca non avessero donato i loro beni, dando vita ad una lunga tradizione di donazioni, che ha permesso il preservarsi dell’edificio fino ai giorni nostri. Durante il governo francese, il monastero dell’Ordine dei Conventuali è stato soppresso con il decreto del 9 agosto 1809 da Gioachino Murat, e i frati mandati via da Vieste; il monastero e tutti i beni sono stati espropriati e incamerati dallo Stato.

pala settecentesca del suffragio
Seconda cappella sulla parete laterale della Chiesa di San Francesco: pala settecentesca del suffragio, al centro la Madonna con il Cristo, sui lati S. Michele Arcangelo e S. Giuseppe
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Cappella della Porzuincola,  rappresentante San Francesco che riceve dalla madre di Cristo il privilegio francescano, ai lati S.Rocco, S. Biagio, S. Apollonio e S. Lucia

Si è salvata solo la Confraternita di S. Antonio, che ha continuato la sua attività, conservando il diritto di riunirsi nella propria cappella presso la chiesa, lasciata aperta al culto ed affidata ad un rettore. In quell’occasione, il 16 settembre 1809, fra gli arredi sacri della chiesa, è stato confiscato anche un calice appartenente alla Confraternita. Il donatore Giannantonio Vigilante,  si è rivolto direttamente all’Intendente di Capitanata, spiegando che il calice e la patena d’argento, anche se usati per il culto, sono stati da lui donati per voto alla cappella di S. Antonio nel 1795 e, quindi, non essendone proprietario il Convento, non potevano essere confiscati e ne chiedeva la restituzione, portando anche le prove che ai piedi del calice era inciso  “G.A.V. fecit”. La restituzione è avvenuta dopo circa nove mesi, il 4 luglio 1810. La confraternita possiede, tuttora, la bellissima statua di S. Antonio da Padova, quanto si suppone, è la stessa che è stata scolpita a Ragusa (ex -jugoslavia) nel 1498 da Marino di Lorenzo Dobricevic per conto di Cola Paolo di Vieste, devoto del Santo.

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tela di castagnedo
La tela di Castagnedo del 1589

Della spogliazione statale, sopravvive oggi anche la tela di Castagnedo del 1589, sulla parte centrale dell’unica navata, mancante di un lato, tagliato poiché bruciato in uno degli incendi appiccati dai turchi, la tela rappresenta la deposizione di Cristo dalla croce , sulle ginocchia della vergine Maria, a sinistra è presente S. Francesco in piedi, al suo fianco era rappresentata anche S. Caterina, di cui si intravede solo una mano. La gestione demaniale del monastero ha utilizzato la struttura quale sede di riunione del Decurionato ogni 2 Luglio, per l’elezione del Sindaco e dei membri del governo della città, era sede anche del Giudicato Regio e i locali a pian terreno furono adibiti a carceri mandamentali e i piani superiori quale scuola elementare.

La Chiesa fu ristrutturata in varie parti come le colonne, le sculture degli angeli, l’altare, le parti mancanti e logorate furono ricostruite dalla maestria dell’artigiano locale Salvatore Palumbo, che aveva il suo laboratorio nel chiostro del monastero di San Francesco, egli realizzò il rosone della Chiesa di San Francesco, un capolavoro di maestria e precisione. Il maestro è sempre stato amareggiato dal mancato riconoscimento locale del valore di chi scolpisce la pietra, raccontava che in Inghilterra passeggiava con Principi e Generali, mentre a Vieste addirittura dei paesani scambiarono il rosone con una ruota di carro! L’unico erede, allievo di Palumbo è oggi Marco Baj di Varese, autore della foto da noi pubblicata.

palumbo rosone

 

 

san francesco convento
Le carceri

Nel 1840 il torrione perse il titolo di piazza d’armi e nel 1846 anche quello di batteria, il pericolo delle incursioni non era più sentito e il monastero fu spogliato dei cannoni e di altri attrezzi militari. l’ex convento fu abbandonato per lungo tempo, finché nel 1921 il monastero fu affidato alle suore riparatrici del Sacro cuore, le quali istituirono con il Comune un orfanotrofio ed una scuola materna, ancora oggi esistente.

inaugurazione asilo 1921
1921, inaugurazione dell’asilo delle suore riparatrici del Sacro Cuore
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1952, visita del prefetto D’aiuto all’orfanotrofio
1921 bambini
1921, attività ludica dell’asilo delle suore

La chiesa di San Francesco è legata al culto di Sant’Antonio da Padova, festeggiato il 13 giugno.

pala settecentesca dell'Immacolata concezione.jpg

 

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