Successe il 27

Dopo la costituzione del regno d’Italia nel 1860, fondato dai liberali (Garibaldini e Piemontesi)  il meridione iniziò ad opporsi al nuovo stato, sostenendo la resistenza del secolare regno delle due Sicilie e del suo sovrano borbonico Francesco II.  La plebe, il clero, gli ex soldati dell’esercito delle due Sicilie e i nobili filoborbonici,  diedero vita al fenomeno anti-unitario che venne poi definito: il brigantaggio. Vieste, non meno degli altri comuni Garganici, scrisse una pagina di storia, per quanto cruenta, importante del brigantaggio meridionale. Il racconto di quegli avvenimenti è giunto a noi tramite un manoscritto anonimo custodito da mons. Mario dell’Erba, vicario della diocesi di Vieste ed edito dal Centro di cultura N. Cimaglia nel 1982 (con una successiva edizione del 1983, a cura del Comune di Vieste, destinata alle scuole) con il titolo “successe il 27”, la data della rivolta di briganti a Vieste fu il 27 Luglio 1861.

foggia.JPG
Allegoria del contributo dei comuni della Daunia all’unità d’Italia,  Museo di Foggia

Il manoscritto anonimo riporta un pesante giudizio sui Viestani: “ Posta è Viesti sull’estremo sperone d’Italia dove propriamente sta la rotella. Città deliziosa e sabbiosa con porto naturale a mare: i suoi abitanti, quasi ad uniformarsi all’indoleimg011 del suolo e della sua postura, sono tutti Girella: in essi si nasconde sempre la frode e il tradimento. “ Il manoscritto custodito dal Mons. Mario Dell’Erba e integralmente pubblicato dal centro di cultura Cimaglia,  è anonimo non per volere dell’autore ma in quanto è stato decurtato delle sue prime e ultime pagine dove sicuramente era presente la firma dell’autore. I fatti raccontati nel manoscritto per quanto fedeli all’accaduto, trapelano un evidente punto di vista liberale e non riportano le vittime tra i briganti e nemmeno la feroce repressione che seguì alla rivolta, per cui è giustificabile che un autore di schieramento liberale abbia potuto definire la quasi totalità della popolazione filoborbonica come traditrice del nuovo regno.

Alle 3 del mattino del 27 Luglio del 1861 la banda del Pezzente , del generale Patetta e del Principe Luigi, famosi  briganti provenienti da Vico e da Monte S.Angelo , arrivarono dalla foresta Umbra, altri sbarcarono a Merino  e appoggiati dalla maggioranza del popolo viestano, ebbero la meglio sulle Guardie Nazionali, sfondarono la Porta grande (posta all’entrata della Piazza del Fosso) ed entrarono nel borgo, dando vita a 2 giorni di autentico terrore: saccheggiarono, incendiarono le case e trucidarono i borghesi  Viestani  sostenitori  dell’Unità d’Italia e detentori del potere politico ed economico. In verità l’elenco dei  “massacrabili” era stato stillato già tre giorni prima in un convegno tenutosi presso una casa in contrada Calma, ove lo decisero in numero di 60 tra briganti e manutengoli (proprietari, nobili ed esponenti del clero, i quali pur non partecipando direttamente alle azioni dei briganti, le sostenevano con denari, armi, viveri e informazioni). La difesa del paese si concentrò tutta nel Castello,  fortezza che non sarà espugnata dai Briganti, così come non lo fu mai nel corso della sua storia, mentre il paese sarà teatro dei più efferati omicidi; di quei luoghi del quartiere ottocentesco dove caddero i martiri del 27 luglio 1861, oggi ci rimangono le vie a loro intitolate.

max 1920.jpgPiù della Guardia Nazionale, il nuovo stato liberale è stato degnamente difeso dai Militi mobili, corpo che arruolò in tutta Italia gli ex-Garibaldini; a Vieste queste guardie mobili erano in numero di 20 comandate da Gaetano Petrone Farina, tra gli altri nomi Giuseppe Capita, Domenico Protano, Gaetano Bosco, Michele Ascoli Arcangelo De Simone. La notte del 27 Luglio del 1861 le sentinelle di Guardia al Castello videro una massa nera in avvicinamento e diedero miccia al cannoncino per avvisare tutti i liberali e le altre 8 guardie mobili all’entrata del paese che il momento era giunto: i briganti erano arrivati! All’avviso partito dal Castello, una voce femminile dalla Santa Croce urlò “Viva Francesco II” e a tale urlo, la massa in arrivo rispose con lo stesso incitamento e il borgo s’illuminò, al Petrone era chiaro ormai che tutto il paese era in rivolta contro i pochi sostenitori  dell’unità d’Italia, chiamò in raccolta il suo piccolo plotone e gli rivolse questo bellissimo discorso d’incitamento:  ” Voi badate ad ottemperarvi ai miei ordini; siete fedeli ed accingetevi a difendere l’onore vostro, delle famiglie, dei pochi liberali timidi e del Paese, fate quanto meno sangue potete, poiché trattasi più che di Briganti, di fratelli , amici, parenti illusi; cercate a non smarrirvi, o farvi venir voglia di tradimento, che io pel primo brucio le cervella a colui che gli venisse simile tentazione”. I militi, a questo breve e concitato discorso , risposero tuti: Viva Vittorio Emanuele!

spina
Raffaele Spina

Il liberale Raffaele Spina, la mattina del 27 luglio 1861, all’arrivo dei briganti, abbandonò la casa di proprietà di fronte al municipio, insieme a Pasquale Luigi Perrone, i quali pur inseguiti da numerosi colpi di fucile alle spalle, riuscirono a rifugiarsi al Castello, come era stato concordato con gli altri liberali. Non riuscirono nello stesso intento i suoi fratelli Giannicola e Michele e barricati in casa, furono difesi dal fuoco di copertura sferrato dal Castello contro il tentativo dei briganti di mettere a ferro e fuoco il palazzo e i suoi inquilini. La massa di briganti, non essendo in grado allora di entrare in casa, mandarono avanti Michele Giordani, il loro miglior oratore, il quale con mille promesse riuscì a convincere Giannicola Spina ad unirsi ai Borbonici. Quando videro dal Castello scendere il Giannicola fiducioso al fianco del Giordani, urla di dispiacere si diffusero e di comune accordo decisero di tenere nascosto l’accaduto al fratello Raffaele, che proprio poco prima era stato colpito da una violentissima febbre, quasi a  presagio di quella funesta fine che avrebbe fatto in seguito suo fratello Giannicola.

for la port.jpgDi fronte alla marina piccola abitava il secondo commesso comunale Trepiccioni Nicola, originario di Foggia con suo figlio Domenico di 20 anni, la folla inferocita bussa alla porta e ancora in camicia da notte, afferrano il padre e gli impongono di gridare Viva Francesco II, al rifiuto del malcapitato seguono colpi di baionetta e caduto esamine lo trascinano in mare. Il figlio non aveva avuto il tempo di vestirsi e assistendo alla terribile scena inizia a fuggire nudo e imbocca una scalinata vicino al pozzo Salso, ma lì lo raggiungono  e con un colpo di zappa lo sfiniscono, poi trascinato per i piedi, appiccano fuoco al suo corpo e gettano ciò che resta  in mare.  La folla inferocita si avvia poi verso le altre case di liberali, ma le trova vuote in quanto questi, avvisati, si erano messi in salvo, allora saccheggiano e danno fuoco alle loro abitazioni, nell’ordine: la casa di Carlantonio Nobile sindaco, di suo cognato Andrea Medina, di Perrone Alfonso, del caffettiere Nicola del Piano e di Gaetano Donadio negoziante.

I fratelli Nobile, Santi Farmacista e Michele sacerdote, si rifugiarono in una grotta alla punta di San Francesco, ma preso dal panico Michele si buttò a nuoto verso la barca di Padrone Salvemini di Trani, credendolo amico, ma questo lo butta a mare e avvisa urlando la massa in rivoluzione, allora Giuseppe Troja, proprio colui che più di una volta aveva chiesto soccorso e consiglio al Santi, ordina alla folla di condurli a terra e legarli, per poi portarli a spintoni al largo fuori la porta dirimpetto alla nuova costruzione dello stesso Santi e alla sua farmacia, per farlo assistere allo scempio delle sue proprietà. Dopo varie peripezie fu portato in carcere a San Francesco e lì fucilato, mentre fu lasciato libero il fratello Michelino poiché era sacerdote ma soprattutto per intercessione del primicerio Caizzi.

corso fazzini.jpgSulla destra il portone del palazzo dei fratelli Spina, dal quale uscì, ingannato dalla folla, Giannicola, il quale per salvarsi chiese di essere portato da Vincenzo Medina, il capo urbano, affinché questi mettesse una buona parola, ma il Medina, impaurito, rispose: Non lo conosco! La folla inferocita allora uccide il Spina e appicca il fuoco al suo corpo al Largo S.Marco,  un brigante di Mattinata di nome Di Jurno addirittura si mangiò un pezzo del corpo! La terribile folla di briganti, poi si porta a casa dei Cocle, nipoti del vescovo Celestino Cocle, dove prelevano i fratelli Ferdinando e Peppino e li portano in carcere; i genitori e gli altri due fratelli, uno monaco e l’altro canonico, offrono un riscatto di seimila ducati per salvarli, il capo Patetta dei briganti accetta lo scambio , ma i fratelli Cocle erano già stati fucilati! Poi toccò a Giuseppe de Vita e al figlio Francesco, fucilati al largo S. Francesco e a tarda ora fu preso anche l’orefice Marcello Cavallo, il quale fucilato ma ancora vivo fu buttato dalla scogliera del pozzo Salso.

celidonio.jpg
Celidonio Petrone

Celidonio Petrone,  Fratello di Gaetano Petrone, comandante dei Militi Mobili, il quale egregiamente difese il castello dai briganti. La notte seguente al 27 Luglio 1861, dopo 24 ore di resistenza, essendo senza cibo e avendo quasi finito le munizioni, decise di ordinare l’abbandono della difesa, approfittando del momentaneo ritiro dei briganti. Il Petrone organizza la fuga dei suoi militi a piedi, attraverso le campagne Viestane verso Manfredonia, per unirsi alle Guardie Nazionali e fare ritorno, rinforzati, nei giorni seguenti; il Petrone però si rifuggirà nei boschi viestani, poiché come il fratello Celidonio in foto, era un uomo robusto, non idoneo a tanto cammino verso Manfredonia. Il Petrone ritornerà in paese a fine Luglio, dopo l’arrivo del comandante Pinelli, la sua truppa rimetterà ordine a Vieste e dopo fucilazioni e processi sommari, saranno in 400 i briganti Garganici colpiti dalla repressione.

galantuomini.jpg
I galantuomini viestani

I Galantuomini: erano gli appartenenti alla borghesia meridionale, detenevano il potere politico ed economico, e dopo l’unità d’Italia divennero accessi liberali, fautori del nuovo regno. Spesso ricoprivano gli incarichi nominati dai Piemontesi e diventavano i capi delle Guardie Nazionali o dei Militi Mobili. Furono loro il bersaglio dei briganti, perché in fondo questo fu il brigantaggio: la rivolta disordinata della plebe contro i possidenti, i quali sfruttavano la forza lavoro del popolo senza giusta retribuzione e nemmeno permettevano l’affitto delle immense terre di loro proprietà. Il brigantaggio non fu certo una rivoluzione vincente, poiché dopo la repressione del fenomeno , la situazione della plebe meridionale peggiorò ulteriormente e allo stato di povertà si aggiunse anche il servizio di leva obbligatorio, sconosciuto sotto il regno delle due Sicilie. La questione meridionale è certamente un problema nato a causa dell’unità d’Italia, voluta da un governo Piemontese che non seppe adattare le sue leggi alle esigenze del Sud Italia.

Pinelli.JPG
Il comandante Pinelli

Alla fine di Luglio del 1861 arriva a Vieste un grosso battello a vapore, era il comandante Piemontese Bartolomeo Pinelli con la sua truppa, era venuto a mettere ordine alla rivolta. L’intero paese si mette in fuga, furono in 7000 a rifugiarsi nelle campagne, donne, uomini, bambini, anziani, tutti si misero al riparo per paura della rappresaglia , il paese si svuotò e le abitazioni furono lasciate tutte aperte e disabitate. Su 5212 briganti fucilati in meridione ben  1459 erano della Capitanata!

dell'erba
Il chirurgo Raffaele Dell’erba

 

Il chirurgo Raffaele dell’erba , nel 1861 avvelenò suo cugino Farmacista Giuseppe Dell’Erba per paura che rivelasse la sua fede Borbonica;  gli somministrò il veleno in un bicchiere di rosolio, facendogli credere che quel liquido fosse un antidoto per un dolore di pancia che accusava, il cugino morì violentemente dopo pochi minuti. Il chirurgo non fu mai direttamente accusato per l’omicidio, ma in quanto acceso borbonico fu mandato in confino politico sull’isola di Pantelleria.

 

brigantesse

Anche Vieste ebbe le sue brigantesse, mogli, madri e sorelle che appoggiavano la causa borbonica dei loro congiunti, certamente così doveva essere, poiché scapparono in settemila all’arrivo del comandante Pinelli, arrivato in paese per sedare la rivolta. L’unico nome che ci è dato conoscere, è quello di Leonida Azzarone, la quale fece salire i briganti sulla terrazza della sua casa, affinché potessero fronteggiare meglio lo scontro a fuoco contro i Militi che si difendevano dal Castello. L’unica rimasta vittima dello scontro a fuoco, fu proprio la stessa Leonida.

La singolare S. Maria del 1861 (da Perrone Alfonso, Giornale domestico, vol 2° 1859-1861)

processione.JPG

Giorni prima del 9 Maggio, accaddero a Vieste assalti alla postale e ai pastori nelle campagne per opera dei briganti, questi avvenimenti crearono un clima di terrore e si decise di portare in processione la Madonna senza gli ori e gli argenti. Di guardia alla processione c’era armato Gabriele Mariella, ma mentre si celebrava la s. messa, questo fu aggredito da una decina di Briganti che scesero dalle colline vicine e gli tolsero le pistole. Allora, come oggi, molti devoti tornavano in paese prima della processione e questi nel riferire l’accaduto esagerarono, raccontando di aver visto mille, duemila briganti che sicuramente, confusi con il popolo reduce da Merino, sarebbero entrati in paese. Tutta la Guardia Nazionale si radunò in armi sulla collina dei cappuccini (C.so Tripoli), e quando tornò finalmente la processione, scrutandola dall’alto, al capitano della Guardia Nazionale, il già nominato Santi Vincenzo Nobile Boux,  sembrò di vedere un brigante tra la folla e ne ordinò l’arresto. Il popolo visto fuggire un uomo si mise in movimento e si scatenò il panico: iniziarono tutti a fuggire, a urlare, le donne svennero, il caos regnava sovrano e la processione si dissolse. In verità il giovane identificato come brigante, era sì un ex-soldato borbonico, ma  viveva pacificamente in paese. Una santa Maria piena di spavento che dimostra quale era il clima di terrore che regnava a Vieste nei mesi precedenti al fatidico 27 Luglio del 1861, famoso giorno della rivoluzione dei briganti.

 

 

 

 

Annunci

Un pensiero su “Successe il 27

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...