Il lavoro

Nella Vieste pre-turistica le fonti di guadagno e le possibilità lavorative erano legate alle risorse offerte dal territorio, di queste oggi sopravvive la produzione olearia, vinaria e ittica, destinata per la maggior parte al fabbisogno locale, mentre fino al secolo antecedente il maggior volume di produzione permetteva una discreta esportazione verso le località confinanti . Le produzioni e i mestieri di una volta vedranno la loro estinzione a causa dell’avanzare del progresso, altre volte a causa di avvenimenti politici e a livello locale soventemente a causa dello sfruttamento delle risorse.

1920, segheria a vapore del cav. Michele Scannapieco al Pantanello

Nella seconda metà dell’ottocento fu installata al Pantanello (Via Verdi) una segheria a vapore da una società francese, vi si lavorava il legname esboscato dalla foresta umbra e importato dalla costa dalmata-istriana, nel 1898 sarà acquistata dal Cav. Michele Scannapieco , che la trasferirà successivamente in località Mandrione, affiancandole una falegnameria; nel 1921 l’attività sarà rilevata dallo stato e impiegherà 70 operai.

Pantanello, Via Verdi “Il solfuro” impianto per l’estrazione dell’olio non commestibile dai residui della sansa, il capannone e le ciminiere sono stati demoliti nel 1990.

Al Pantanello la segheria dismessa sarà destinata alla lavorazione del pomodoro pelato e negli anni ’30 diventerà un impianto per l’estrazione dell’olio dalla sansa, localmente chiamato “il solfuro” l’impianto cesserà la produzione negli anni ’80 e sarà demolito nel 1990. La Cirio sull’altura della santa Croce prima e a Mandrione successivamente, impiegherà 200 operai dal 1935 al 1974. La carbonaia di Campi rappresenterà fino agli anni’50 la fortunata offerta di giornate lavorative per i mestieri legati alla stagionalità come la pesca e l’agricoltura, oltre i lavoratori impiegati nella carbonaia esisteva il mestiere del “Cravunire” che vendeva la carbonella a sacchi, utilizzata per riscaldare le case, attraverso il braciere (u vrascire), vendeva anche sacchi di “strummele”, pigne utilizzate per accendere la legna in cucina.

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Anni ’30 Camion alimentato a gassogeno, ovvero a combustione di legna, adibito al trasporto dei ronchi d’albero esboscati dalla foresta Umbra. Davanti all’opera al motore, Sante Raduano
1936 trattore in un campo di grano di Biagio Mafrolla il giorno della visita della commissione provinciale di propaganda agraria
1935, mietitrebbiatura del grano, Campo di coltivazione di Biagio Mafrolla

La carbonaia risulterà particolarmente attiva negli anni dell’autarchia del 1935, quando l’Italia subirà le misure punitive per la politica espansionistica nell’Africa orientale e l’Inghilterra, la Francia e la Russia chiuderanno alla nostra nazione le vie commerciali, il governo fascista sopperirà alla mancata importazione dei combustibili, incoraggiando la produzione di carbone, in tutta Italia i mezzi di trasporto verranno alimentati a gasogeno e anche Vieste avrà l’unico camion che brucia legna, utilizzato per il trasporto dei tronchi d’albero da e per la segheria, guidato e curato da Sante Raduano.

Azienda agricola “Macinino” di Biagio Mafrolla 1931

L’autarchia porterà sul versante alimentare ad incoraggiare la produzione del grano, favorendo la coltivazione anche sulle zone collinari, sarà Biagio Mafrolla il latifondista attivo e premiato per la produzione del grano. Il trasporto era quasi esclusivamente praticato via mare, dal 1800 fino agli anni’60, furono i trabaccoli, prima velieri e successivamente dotati di motore ausiliario, le imbarcazioni capaci di trasportare fino a 150 tonnellate, utilizzate per la pesca e l’importazione ed esportazione delle derrate alimentari , dei tronchi e cortecce di albero, della manna (pece, resina) e attivissimo era il commercio della frutta con la costa opposta, soprattutto la Jugoslavia, molto richiesti erano i nostri agrumi, i meloni e le carrube.

1954, Il Sindaco Francesco Manzini sul trabaccolo “Il Profeta” , usato come trasporto per raggiungere Campi, il sindaco si recava a visionare la progettazione della strada Vieste-Campi

A Vieste, negli anni d’oro dei trabaccoli erano attivi il Cromo, il S.Domenico, Il Profeta, il Giovanni Pascoli, il Giuliano Pola, il Salvatore, il S.Maria di Corsignana, et al. Molto diffuso era anche il trasporto da e per Barletta attraverso imbarcazioni quali il paranzello, le brazzere e i pielago, che commerciavano tra le coste i limoni, il pesce salato, la legna e il carbone da Vieste e le patate, le cipolle, i sacchi di iuta, l’orzo da Barletta. Tra i mestieri estinti, “U Vuttare” il bottaio, “u stagnare” che costruiva oggetti con lo stagno e lo zinco, come i bracieri e i secchi, gli ultimi sono stati Fabrizio Tanine e Talucce, in Via Chirurgo dell’Erba e Talino Ruggieri al Seggio;” u Molafurce” l’arrotino, “u sanapiatte” aggiustava recipienti rotti, “ u lampiunere” l ’addetto alla pubblica illuminazione a gas. Dagli anni ’50 iniziarono i cantieri sociali per la realizzazione delle opere pubbliche, impiegheranno a tempo determinato i disoccupati per la realizzazione del campo sportivo, della chiesa e delle opere sociali di San Giuseppe, delle strade per Campi e Mandrione e degli scavi archeologici di Merino.

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